L’Arboreto luogo per interpretare le trasformazioni del presente e immaginare il futuro

L'intervista di Krapp's Last Post al direttore artistico Fabio Biondi

"Sopra Rimini, in un luogo incantevole tra i boschi, esiste un importante presidio teatrale che da anni costruisce progetti e propone importanti percorsi di formazione. Si tratta de L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino."

Il magazine Krapp's Last Post ha intervistato il direttore Fabio Biondi per approfondire insieme a lui, in questo particolare difficile momento, la storia e gli intenti della struttura e sul ruolo delle residenze artistiche.

"L’Arboreto di Mondaino è nato nel 1998 con la precisa volontà di riflettere e agire sui processi di studio, ricerca, formazione e composizione di nuove opere.
Fin dall’inizio della nostra esperienza, ci siamo immaginati come luogo di residenza per favorire i processi di creazione contemporanea e accompagnare gli artisti sulla soglia della produzione. Volevamo e vogliamo ancora lavorare sul processo e non sulla produzione. Comprendere le funzioni vitali delle scelte artistiche e umane che intercorrono fra l’ideazione e la produzione di un’opera. Riflettere sul valore e la qualità del processo che conduce, e in alcuni casi condiziona, la produzione di uno spettacolo. Siamo convinti che il percorso del processo creativo e le relative produzioni di senso che lo accompagnano siano importanti tanto quanto la produzione e la circolazione di uno spettacolo. [...] Nel 1998 l’Arboreto di Mondaino è nato da questa esigenza culturale e dall’ascolto del paesaggio naturale che ha accolto e “strutturato” la nostra prima intuizione."

E, parlando di residenze: "I luoghi e progetti di residenza si compongono di due anime: le relazioni con gli artisti e tutti gli “attori attivi” delle arti sceniche contemporanee (operatori, tecnici, docenti, critici); le relazioni con i cittadini e gli spettatori, le comunità geografiche di riferimento e le comunità creative che bussano alla porta per capire che cosa sta accadendo dentro gli spazi di lavoro e di convivio delle residenze. L’insieme di queste relazioni, dentro e fuori le residenze, oltre le mura e i giardini delle residenze, caratterizzano la specificità dei luoghi di residenza che per crescere hanno bisogno di queste ramificazioni e degli intrecci fecondi con le piante e le erbacce che crescono lungo i percorsi, i sentieri abbandonati e le vie maestre."

Leggi l'intervista integrale.

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pubblicato il 2021/02/01 17:55:00 GMT+1 ultima modifica 2021-02-01T17:51:45+01:00

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