La residenza di Confine Incerto a Polistena ospiti di Dracma

Si è appena concluso il periodo di residenza a Polistena della compagnia Confine Incerto con il progetto Cria da Marè - Marielle Franco, una donna, il potere e l’amore, ospiti di Dracma, Centro sperimentale d’arti sceniche, testo di Anna Macrì con Anna Macrì e Emi Bianchi (creative work trainer).

Nel triennio 2018/2020, col progetto rEsistenze, residenze teatrali della Piana di Gioia Tauro, si è deciso di sostenere progetti creativi di teatro contemporaneo incentrati, per temi di ricerca e poetica, verso l’impegno civile e l’approfondimento umanistico. Per l’annualità corrente i progetti proposti si ispirano al tema specifico della Diversità, che oggi sempre più rischia di diventare sinonimo di povertà piuttosto che di ricchezza. Il tema è affrontato in tutta la sua ampiezza di significato e nelle sue più singolari e possibili accezioni (diversità sessuale, sociale, culturale, biologica, religiosa, politica, etc.).

Durante le due settimane di residenza, Emi Bianchi e Anna Macrì hanno lavorato su “pulitura” del progetto portato in scena nel 2019 sulla figura di Marielle Franco, attivista omosessuale uccisa il 14 marzo 2018 a Rio de Janeiro . Grazie a rEsistenze. la compagnia ha potuto incontrare il territorio all’interno dei laboratori teatrali incentrati sull’identità di genere e le forme di potere. In un contesto nazionale nel quale l’opzione “attività teatrali on-line" è spesso preferita, a volte anche ingiustificatamente, Dracma ha scelto i laboratori in presenza, permettendo di riaprire il teatro comunale in piena sicurezza e di riportare la comunità della Piana di Gioia Tauro di nutrirsi, anche solo per breve tempo, di teatro. La compagnia, inoltre, ha avuto la possibilità di incontrare e di confrontarsi con Alessandro Toppi, critico teatrale che ha seguito il lavoro di ricerca di Confine Incerto e che ha assistito per due giorni alle prove delle due artiste. Esperienza che ha permesso alla compagnia di avere un tutoraggio critico durante lavoro in residenza, utile per una crescita del progetto.

Queste le parole della compagnia sull’esperienza appena terminata: "Vivere in residenza dopo un anno di pandemia feroce in cui il nostro settore è entrato in agonia, è stata l’esperienza più forte e positiva, mirabile dictu, di questo scenario surreale che stiamo vivendo. Utile, nonostante tutto, all’economia del nostro spettacolo, Cria da Maré, in via di “mutazione”.Tre anni fa era forte l'urgenza di urlare al mondo la ferita aperta dalla tragica e violenta morte di Marielle, soprattutto per l’autrice, Anna, da tempo attivista, riportare l'attenzione sui diritti umani negati e zittiti che poco spazio trovavano e trovano nei consueti canali massmediali. La prima messa in scena, a tre soli mesi dalla morte di Marielle, mirò a rappresentare l’impegno politico e l’amore ostacolato e osteggiato tra lei e Monica, in una cornice scenica fatta di suoni e colori, videoproiezioni e ombre, un manifesto della sua lotta e della sua vita. Oggi, decantati e sedimentati i sentimenti, complice il trauma della pandemia e delle sue conseguenze sulla prossimità nonché la recrudescenza delle dittature e dei colpi di stato che si agitano nel mondo, rende necessario un nuovo senso di ricerca, che si concentri sul vissuto emotivo, interiore ed essenziale di Marielle, la sua eredità al mondo. Marielle, che si definiva “corpo politico”, diviene ora anche “corpo emotivo” con la sua fragilità oltre la forza, le crepe, le sfumature dell’Io invaso da tutto ciò che l’attraversa da fuori; Marielle è simbolo dell’ inevitabile osmosi che oltrepassa i muri e arriva alla pelle,quel luogo sottilissimo dove avviene il contatto, l’ambiente tocca noi e noi tocchiamo l’ambiente. Concretezza dell’eu sou porque nòs somos, Io sono perché Noi siamo. Era inevitabile che, in questa fase di lavoro, abbandonassimo tutto ciò che ci sembrava ridondante: i colori, i suoni, i video, le ombre che erano presenti nella precedente stesura scenica, si trasformano oniricamente, si fanno intimi. La scena diventa essenziale. Se in origine eravamo partite dal testo alla scena ora il processo è opposto,dal dramma alla scrittura, anch’essa in piena trasformazione osmotica, dove resta solo lei, Marielle, che ci svela la sua strada, al di là degli spazi e del tempo, della perfezione o meno,di stare nel mondo: essere exemplum di responsabilità, come un faro di giustizia e di lotta per i diritti di tutta l’Umanità. Oggi più che mai bisogna tenere alta l’attenzione, oggi che, giocoforza, una pandemia e gli interessi creati intorno ad essa rendono difficili i rapporti e la verità, penalizzando le fasce deboli e depauperando ogni lotta sana verso una società paritetica. Noi, menestrelli dell’Arte e della Cultura, abbiamo questo mezzo di denuncia: il Teatro, zittito e reso inutile ma che è la voce più potente e libera, che resiste".

Per maggiori info: www.dracmateatro.it


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pubblicato il 2021/03/30 15:30:00 GMT+2 ultima modifica 2021-03-30T15:31:37+02:00

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