Marco D'Agostin incontra i primi spettatori al Teatro Dimora

Il lavoro di residenza è iniziato dopo la pausa lockdown alla presenza del gruppo di ascolto "pane quotidiano"

Marco D’Agostin ha incontrato per la prima volta dopo la chiusura del Teatro Dimora di Mondaino a seguito della pandemia causata da Covid-19 gli spettatori del gruppo “pane quotidiano”. Il performer ci ha narrato i vari passaggi del suo lavoro, accompagnandoci quasi parola per parola, mano nella mano, nel lungo processo di ricerca che ha condotto per Best regards un lavoro che si concentra tra le altre cose sull’assenza. Attraverso i suoi diari e le sue lettere Marco ha ricostruito il percoso di uno di quelli che lui considera uno dei suoi maestri: Nigel Charnock, eccezionale performer e autore dei DV8 Physical Theatre. Tanti i tasselli che si sono incastrati l’uno con l’altro, tanti i rimandi letterari e non solo che ci ha svelato, e i piccoli segreti che hanno dato una spinta ulteriore alla creazione e tra questi il nome di Marco con affiancate due stelle - e non si saprà mai se quel segno aveva un valore positivo o negativo -, presente su uno dei diari di lavoro di Nigel, dove, tra le tante cose, raccoglieva anche i pensieri che si affastellavano durante i laboratori che svolgeva con giovani performer. Poi ci svela la costruzione drammaturgica del lavoro che si sviluppa sulla struttura di una lettera innescata dalla domanda “cosa scriveresti a qualcuno che non leggerà mai le tue parole?”. E ci chiede “avete mai perso qualcuno a cui avreste voluto dire qualcosa ma non avete fatto in tempo? Avete mai scritto o ricevuto una lettera?”. A queste domande il gruppo di visione si è accesso intessendo un racconto fatto di ricordi, questioni e ulteriori stimolanti spunti di confronto innescati dalle parole di Marco. Chi è il destinario di una lettera? Perchè scrivere lettere è un atto pericoloso? Che tipo di intimità si intaura con la scrittura epistolare diretta a un destinatario che non è presente nel qui e ora della formulazione del pensiero? Cosa resta nella scrittura della performance fisica ed emotiva di chi scrive? Quanto le lettere che compongono le parole rendono visibile, anche solo nella quantità di pigiatura della penna sul foglio o nella silhouette stessa della grafia, il corpo nell’atto di scrivere? Quanto invece un corpo è implicato dall’azione d scrittura? Qual è il tempo della lettera? Il presente della scrittura e il futuro della lettura? O il passato della scrittura e il presente della lettura? Che cosa c’è tra queste due possibilità temporali? Qual è la giusta distanza che  rende necessaria la scrittura di una lettera? Tante altre le suggestioni che ci hanno accompagnano fino al dono finale che Marco ha fatto al gruppo, un ulteriore tassello del racconto di creazione, un breve stralcio performativo che probabilmente non rientrerà nel lavoro finale ma che rivela nella sedimentazione dei gesti e nella scomposizione delle parole una precisa traccia di quello che sarà l’esito scenico della sua intensa ricerca. 

Le immagini della residenza di Marco D'Agostin su sguardimora, il tumblr ufficiale di Teatro Dimora.

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pubblicato il 2020/06/29 08:35:00 GMT+1 ultima modifica 2020-06-26T11:44:33+01:00

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