Il Giorno Ardente - The Burning Day - open call all'Isola di Anfora (Grado)

Scadenza: 16 luglio
La fenice, il favoloso uccello che muore e rinasce dalle proprie ceneri, non ha mai abbandonato una fortissima carica simbolica che l’accompagna ancora oggi. Il progetto IL GIORNO ARDENTE │ THE BURNING DAY pensato per la diciottesima edizione della rassegna di arte contemporanea promossa dal Circolo ARCI Cervignano APS, sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia e curata da Eva Comuzzi e Orietta Masin, intende esaminare le condizioni di permanenza e di circolazione del mito nella contemporaneità e in particolare i caratteri che hanno garantito a questa storia favolosa una continuità nell’immaginario collettivo. La fenice, infatti, rappresenta da sempre un simbolo di rigenerazione e rinnovamento a cui si aggiungono l’ingrediente leggendario e la componente rituale, in particolare in quella che appare come una vera e propria liturgia della morte. Insomma, rivela un complesso di caratteri che rende il mito molto moderno e attuale soprattutto in questo periodo storico. L’idea di lavorare sul suo aspetto simbolico ha inizio nell’estate del 2022 durante un periodo di siccità senza precedenti che ha innescato numerosi incendi nel Friuli Venezia Giulia e i peggiori nella storia nella vicina Slovenia. Partendo dal confine italiano si diffusero rapidamente attraverso il Carso per 17 giorni distruggendo più di 350.000 ettari di foresta. E se, miracolosamente, nessun essere umano è morto, purtroppo in quelle terre non hanno trovato scampo dalle fiamme molti animali (volpi, cinghiali, sciacalli, roditori, serpenti, insetti, uccelli, ecc). A rendere l’inferno del fuoco ancora più grave sono stati i proiettili e le granate della Prima Guerra Mondiale che esplodevano casualmente nell'intenso calore e che sembrano collegare due cose molto distanti tra loro ma in realtà molto vicine in quanto frutto dell’agire irresponsabile dell’essere umano: la violenza sepolta del passato dell’Europa e il riscaldamento globale che ha causato la siccità e reso vulnerabili le nostre foreste. Eppure qui, chi a distanza di pochi giorni ha potuto addentrarsi tra rocce annerite e cenere ha percepito già piccoli movimenti di vita sopravvissuta alle fiamme e il verde sorprendente della nuova crescita che esplodeva. Morte e resurrezione, quindi. Molti gli appuntamenti previsti attorno a questo tema che faranno da corollario, e approfondimento, al fulcro dell’intero progetto ovvero l’analisi del tema attraverso la contemporaneità e l’arte visuale.

OPEN CALL aperta agli artisti che vorranno partecipare alla terza edizione della residenza in solitaria ad Anfora, isola di pescatori posta all’estremità occidentale della laguna di Grado in Friuli Venezia Giulia (Italia). Zona caratterizzata da terre fragili e bellissime e da una natura generosa ma problematica che anima da generazioni le passioni di famiglie di pescatori e ristoratori. Nell’isola di Anfora, un tempo utilizzata dai romani come scalo e magazzino merci prima di arrivare ad Aquileia, e poi teatro di guerra tra Austria e Italia, l’artista selezionato dalle curatrici, sarà ospite di Cristiano Tognon, chef, pescatore e profondo conoscitore delle tradizioni del posto oggi alle redini dell’attività di famiglia, presso l’ albergo diffuso ricavato da una vecchia scuola elementare attiva fino agli anni Sessanta e alla adiacente trattoria Ai Ciodi. L’isola nel tempo è diventata una meta molto conosciuta con una interessante doppia identità: quella turistica limitata alle ore del pranzo dove è possibile gustare il meglio della tradizione gradese, e quella del resto della giornata e della notte quando letteralmente si spopola e regala il privilegio di stare a stretto contatto con la natura con la consapevolezza di non avere nulla attorno se non il silenzioso paesaggio d’acqua e il rallentare dello scorrere del tempo.

L’isola, che delimita tuttora un confine ossia quello tra la laguna di Grado e di Marano Lagunare, si trova in linea con un isolotto vicino chiamato Mota Safon, meglio conosciuto come il Casone di Pasolini: il grande poeta e regista, innamorato di questi luoghi, scelse, infatti, questa location per alcune riprese del film Medea con Maria Callas, la pellicola del 1969 incentrata sull’omonima tragedia di Euripide. In questo casone (tipica costruzione locale realizzata con pochi materiali che venivano trovati sul posto e oggi ristrutturato dall’Associazione Graisani de Palù), Pier Paolo Pasolini vi giunse però molti anni prima accompagnato dall’amico artista Giuseppe Zigaina. Pasolini aveva 27 anni, Zigaina 25. Poi, dopo quasi vent’anni, una mattina di settembre, i due ripercorsero le acque ferme della laguna dove, tra barene e mote su cui posano i casoni di canne e fango, Pasolini trovò qui l’ambiente sacrale e primitivo per girare alcune scene del film, ma anche per ritirarsi in solitudine o in compagnia di cari amici per disegnare e dipingere. Scrisse: “Sento ancora, quando dipingo, la religione delle cose”.

Molte cose sono cambiate da allora, purtroppo. Il cambiamento climatico prevede un generale innalzamento delle acque marine, con conseguenti modifiche della linea costiera e delle lagune; un argomento di forte interesse per la costa di Trieste e per la laguna di Grado in particolar modo, entrambe a rischio di perdere la propria specificità. Tra queste fragili barene, battute dai venti e minacciate dall'acqua alta, o al contrario da periodi di grande secca, la laguna soffre ed è bisognosa di tutela. La difesa di un ambiente ancora oggi costituito da comunità di pescatori, forte di tradizioni locali legate alla cultura marinara e meta turistica di quanti ricercano silenzio e contatto con la natura, che mal si coniuga con il tema controverso del momento ossia il progetto di un nuovo polo siderurgico nel cuore della laguna più precisamente in corrispondenza della foce dell’Aussa Corno. Per questo motivo, in un momento storico in cui l’impegno al cambiamento climatico deve essere messo al centro delle scelte produttive, e sostenibilità e attenzione all’ambiente devono essere prioritarie in tutti i settori, è fondamentale rilanciare costantemente nuovi modelli culturali con l’intento di tutelare sempre più il nostro pianeta.

Sull’Isola di Anfora un unico artista dal 20 al 27 agosto 2023 avrà la possibilità di fare un’esperienza creativa originale unica nel suo genere e misurarsi con i propri limiti vivendo una condizione di ‘isolamento’. Isole così piccole, infatti, fanno sentire maggiormente non solo i confini del territorio, ma anche i propri confini: lo spazio ristretto e delimitato nel quale si è costretti a vivere può causare disagio o addirittura terrorizzare. A livello psicologico e inconscio l’isola rievoca la difficoltà di non poter essere liberi, ma ti permette anche, e soprattutto, di guardare la realtà da un punto di vista altro, come ‘standone fuori’.

Partendo dai fatti di cronaca dell’estate del 2022 con gli incendi sul Carso e dagli scenari che rappresentano una reale minaccia al contesto paesaggistico e un attacco ad un habitat già di per sé delicatissimo, gli artisti che parteciperanno alla CALL saranno chiamati ad inviare una proposta progettuale in cui sostenibilità e materiali naturali, riciclati e riciclabili siano i concetti chiave. Per un ritorno alle origini. Per ritrovare l’ambiente sacrale e primitivo in cui si muoveva la Medea pasoliniana e che ancora si può scorgere, a tratti, nella laguna.

Conclusa la residenza, navigando verso la laguna di Marano Lagunare, una personale dell’artista in residenza sarà ospitata nel suo centro storico di inequivocabile impronta veneziana, all’interno della rassegna di arte contemporanea Arte tra le calli, curata dall’associazione [A].

Dal 2023 la residenza d’artista sull’isola di Anfora è entrata a far parte di una rete internazionale di residenze che coinvolge Finlandia, Albania, Italia e Lituania, in un progetto europeo dedicato al mondo della cultura che ha come capofila la finlandese Myymälä2 Gallery.

L’OPEN CALL è rivolta ad artisti di ogni età e luogo di origine di cui risulti recente e documentata attività nell’ambito delle arti visive contemporanee. I candidati dovranno essere autosufficienti e idonei all’esperienza sull’isola. L’artista dovrà presentare un progetto in linea con il concept della rassegna e con il contesto naturale in cui si troverà a lavorare.

Tutta la documentazione dovrà essere inviata esclusivamente via email con priorità alta e notifica di lettura avere come oggetto: Domanda di partecipazione OPEN CALL – IL GIORNO ARDENTE all'indirizzo orietta.masin@alice.it entro e non oltre le ore 24:00 del 16 luglio 2023.

Scarica l'avviso e il modulo di partecipazione (pdf522.05 KB)

Azioni sul documento

ultima modifica 2023-06-22T16:24:35+02:00
Questa pagina ti è stata utile?