Residenza artistica - Artisti nei Territori
Florian Metateatro – OIKOS

Descrizione

Il Florian Metateatro Centro di Produzione Teatrale per la ricerca e sperimentazione è un organismo riconosciuto e sostenuto dal MiC-Ministero della Cultura ininterrottamente fin dal 1980, dalla Regione Abruzzo e dal Comune di Pescara, città dove ha la sua sede, diretto da Giulia Basel con la codirezione di Pippo Di Marca e Massimo Vellaccio. Il Florian Metateatro opera nel campo della creazione artistica e della promozione culturale, attraverso produzioni e programmazioni di teatro contemporaneo e d’autore che hanno visto susseguirsi i maggiori nomi del teatro di ricerca italiano e non solo, e con progetti di ospitalità e residenze a sostegno delle compagnie più giovani. A partire dal 1998 il Florian dedica una sempre maggiore attenzione anche nei confronti del teatro per l’infanzia e la gioventù sia attraverso un lavoro di ospitalità che di produzione. Con le sue molteplici attività il Florian Metateatro si configura come sicuro punto di riferimento per il nuovo teatro, e non solo, nel Centro-Italia Adriatico.

 

Compagnie e progetti di residenza | 2023


DOT – Compagnia Codeuomo | di e con Marco Casagrande e Nicolò Giorgini
– Danza

Il progetto DOT nasce da una suggestione verso il tema dei buchi neri. Fondamentale per questa ricerca è stata la lettura di due testi: “Il moto nel tempo” di Andre Leroi–Gourhane “Manuale di sopravvivenza ai buchi neri” di Janna Levin. DOT significa punto o macchia e infatti il buco nero è un punto nell’universo dove vi è una totale alterazione delle leggi di spazio, tempo e materia. Il buco nero è per definizione “il nulla” ma questo nulla è allo stesso tempo un luogo, uno spazio-tempo che agisce come materia. Dal punto di vista fisico i buchi neri tengono insieme intere galassie, fornendo un centro di gravità per la nostra girandola galattica.
DOT è una grande ombra, un qualcosa che è presente ma non è tangibile e noi, parte di questo vuoto cosmico, siamo in continuo equilibrio tra la presenza e l’assenza, tra la materia e il nulla, tra la luce e il buio, tra il suono e il silenzio. L’attenzione si incentra sulle variazioni improvvise che alterano il reale, che determinano, di conseguenza, un continuo cambio di stato del soggetto, che dovrà adattarsi alle varie metamorfosi spazio-temporali. La volontà è quella di sviluppare un corpo che abbia una capacità di trasformazione perenne, con un orientamento multidirezionale, che generi un continuo cambio di prospettiva improvvisa.
Immagina allora di fluttuare lontano dalla Terra, addirittura lontano dalla via Lattea, immagina uno spazio vuoto fittizio” (Manuale di sopravvivenza ai buchi neri –Janna Levin). In questo vuoto non vi sono punti di riferimento, il disorientamento è totale. Il corpo nel vuoto è in un perenne moto di caduta libera, ovvero in quella condizione in cui non agisce più nessuna forza, se non quella di gravità: si è semplicemente in balia dello spazio. In questa atmosfera rarefatta i due corpi percorreranno il loro viaggio spaziale, orbitando ossessivamente in questo caos organizzato che abitano. Percorreranno infinite traiettorie, ma non romperanno mai l’equilibrio che li tiene in piedi in questo ecosistema. Lentamente tutto viene attratto verso il punto di non ritorno, verso il centro in cui tutto viene catturato. È tutto lì: la temperatura cambia, fa freddo, il ritmo è dilatato e la materia si restringe e si comprime fino a diventare vapore, fino a diventare nulla. C’è solo una grande quantità di fumo alla fine, e quando svanirà anch’esso, non rimarrà più niente, neanche il buco nero. DOT è l’orizzonte oltre il quale non si vede.
Il primo progetto del duo Casagrande-Giorgini ha debuttato nella rassegna “Resid’And” dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma. “DOT” viene selezionato per “Dancescapes – in a Landscape” e da “Alloggiando Art Fest”, “Centre for Choreographic development SE.S.TA” (Repubblica Ceca) . La residenza si è svolta in due tranches tra febbraio e marzo e si è conclusa il 9 marzo con una restituzione aperta al pubblico, che ha portato in scena la fascinazione per i Buchi Neri dei giovani e talentuosi artefici.

 

Pittrici tra forza e maledizione | di Maria Inversi e Patrizia Di Fulvio – Teatro

Pittrici di grande talento spesso dimenticate e sconosciute ai più e a cui non sono state dedicate monografie importanti. I loro dipinti sparsi qua e là, non hanno consentito al grande pubblico un avvicinamento, e soprattutto la conoscenza di pezzi di storia che narrano quanto esse fossero indipendenti. Spesso il loro successo lo si deve all’intuizione paterna che ha sostenuto i loro talenti, oppure promosso il loro lavoro a fini di lucro, oppure sono divenute indispensabili alla loro famiglia e al loro agio, dipendente dagli introiti delle vendite dei loro quadri. Per alcune tale autorevolezza fu favorita, appunto, proprio dai padri da quel patriarcato che vorremmo fosse sempre per ogni donna ogni bambina che viene al mondo, per altre, il patriarcato divenne vero e proprio possesso e, dunque, esse dipinsero nella sofferenza. L’accesso alle accademie alle donne era vietato, così come era vietato dipingere nudi, ma solo ritratti. Ma tra forza e coraggio, protette o no, noi le narreremo nelle sfaccettature più interessanti sia attraverso le loro opere sia attraverso squarci di vita gioiosa o tormentata. Un piccolo giro d’Europa tra il 1500 e il 1800 che apre le porte al suffragismo e via via al diritto di voto e, speriamo presto, alla totale libertà, quella scevra da ogni forma di pregiudizio o visione misogina.
Un viaggio nella grande qualità delle pittrici di cui la contemporaneità, ad esclusione di Artemisia Gentileschi e Tamara De Lempicka, non si è occupata. Queste donne ebbero vita avventurosa e, per tale ragione, sono state scelte dall’autrice. Tra di esse l’interessantissima Rosa Bonheur che si distinse dalle colleghe, per la scelta dei soggetti. Tutte coraggiose, tutte favorite dagli ambienti in cui nacquero ma spesso attrici di drammi che segnarono anche il loro modo di comporre l’attualità che, dispiegava così, tra gioia e dolore, la vivacità intellettuale dei loro stili ancora oggi modernissimi. Tali pittrici sono state scelte anche perché o migranti o viaggiatrici in epoche in cui le donne non godevano di tale e tanta libertà, e, dunque, portatrici di diversità. Ciò che ci interessa raccontare è l’eccezionalità che compete anche all’artista di teatro.
Maria Inversi, laureata in lingue e letterature straniere ha studiato recitazione, danza e regia teatrale. E’ attrice, regista e drammaturga. Come scrittrice ha pubblicato diversi libri su protagoniste femminili. Dopo essere stata attrice diretta, si è dedicata alla scrittura e alla regia utilizzando negli spettacoli più linguaggi. Ha narrato, attraverso testi teatrali o drammaturgie, donne esistite e sconosciute al pubblico o inventate, in una visione filosofica e estetica che esalta l’energia femminile e i valori di cui esse sono portatrici come genere. Impegno condiviso da Patrizia Di Fulvio a sua volta attrice e regista, che ha investito molto nell’attività di formatrice dando il via a diversi giovani artisti, ora diventati professionisti riconosciuti. La residenza si è svolta al Florian Espace di Pescara in gennaio, prima tappa di questo progetto, ed ha presentato il 21 gennaio la restituzione del lavoro svolto.

 

BANG BANG! – Collettivo Cinetico/Alix Mautner | di e con Teodora Grano e Chiara Lucisano – Danza

Un lavoro attorno al tema della virilità che mette al centro la figura del cowboy come icona di un mondo retorico e figurativo e la usa come dispositivo di indagine di una postura corporea in una sorta di enciclopedia anatomica dell’iconografia western. Attraversando archetipi virili e archivi di ricordi infantili la materia viene incrinata e risignificata dal corpo in un processo di trasformazione che apre a una nuova percezione del soggetto e dell’azione. Negli sguardi fissi prima del duello si insidia l’ambiguità di una nuova forma di tenerezza e seduzione. Nel corpo colpito da proiettili immaginari, si manifesta una danza funebre che prende in prestito dal fumetto all’astrazione. In questa carrellata di carneficine la violenza diventa un manifesto di romanticismo e sensualità, visto al rallentatore il cowboy che muore diventa una danza patetica a base di melodramma e pirouettes. Il gioco dell’ambiguità tra tragico e riso dispiega le superfici di un ruolo che è sempre stato finto. Un’ideale morte del cigno nel wild west e la sua resurrezione per un progetto che si muove tra i linguaggi della danza e delle performing arts.
Il gruppo Alix Mautner mette in atto opere che progettualmente turbino i confini delle categorie e del pregiudizio per generare identità attraverso performance, laboratori, site specific, movimenti, scritti, coreografie. Teodora Grano è autrice, performer e formatrice. Dal 2018 lavora stabilmente con CollettivO CineticO. Attualmente lavora per Alessandro Sciarroni. Ha lavorato come drammaturga per il coreografo Piergiorgio Milano. Chiara Lucisano è autrice, performer, formatrice. Laureata in biologia la sua ricerca è orientata verso coreografia e ricerca del movimento, lavora in ambito sportivo e artistico. Ha lavorato per Alessandro Sciarroni, Fura del Baus, Compagnia del Teatro Vascello, DOM. Attualmente lavora per Kinkaleri.
Attualmente in creazione col progetto BANG BANG!, vincitore del bando Odiolestate 2022 di Carrozzerie | n.o.t. e Komm Tanz/Passo Nord 2023. Il progetto è stato selezionato attraverso il Bando Cura di cui è risultato vincitore, e si è svolto in due tranches a Pescara a conclusione del suo percorso di residenze iniziato da Carrozzerie Not a Roma e portato a compimento grazie al Bando Cura. La restituzione del lavoro è stata presentata il 30 settembre al Florian Espace, con apertura al pubblico.

 

Le Due Sorelle | di e con Erika Scarcia e Serena Di Gregorio – Teatro-danza

Progetto Vincitore del Bando Obiettivo Abruzzo dedicato agli artisti del territorio, il bando ideato e condiviso con la Residenza Arti e Spettacolo di San Demetrio de’ Vestini, che offre una duplice residenza al Florian Espace di Pescara e al Teatro Nobel per la Pace di San Demetrio. Le due autrici e attrici hanno lavorato sul tema dell’invidia. Due sorelle. Un unico male. Un male universale, sociale e social, che prima o poi tutti hanno provato nella vita anche solo per un’istante, anche solo in uno sguardo. L’ INVIDIA, questo peccato che si fa fatica a nominare, e così diffuso anche nel nostro territorio, dove si fondono insicurezze e gelosie, ammirazione e adulazione, giudizi e pregiudizi. Un sentire che prendere il sopravvento sulla tua stessa vita lasciandoti spettatore passivo perché impegnato a “vivere” quella degli altri. Non solo i ricchi, belli e famosi; sono soprattutto i più simili e vicini a noi a far nascere questo sentimento, perché ci fanno sentire meno: meno bravi, meno fortunati, meno belli, meno, meno fino a farci scomparire.
Partendo dalle figure di Anastasia e Genoveffa, le due sorellastre di Cenerentola, analizzano questo sentimento così arcaico ma così fortemente attuale: nell’epoca social in cui ci troviamo, dove OSSERVARE l’altro è fonte di vita e ispirazione continua, è facile cadere nella trappola del perdersi dietro ad altre vite, cosa che capita alle due sorelle. Dopo aver approfondito la tematica dell’invidia tramite ricerche e interviste sul campo, e aver consultato numerosi testi e libri, quello che più ha appassionato e su cui hanno lavorato è non solo l’invidia nei confronti degli altri ed il male che questo sentimento provoca e si lascia dietro, ma anche quello che vi si nasconde dietro, un’insicurezza data spesso da un rapporto complicato e conflittuale con la figura materna, fondamentale nella creazione del sé. Le due sorelle si concentrano sulla vita di Cenerentola, perdendo di vista completamente quella che è la loro vita e quelli che sono i loro sogni e desideri più profondi, soffocati dalla presenza di una madre che ha riversato sulle figlie i suoi desideri inespressi e le sue insoddisfazioni.
Erika Scarcia studia danza a Roma e all’ IDA DANCE di Ravenna, e recitazione all’Accademia di Arte Drammatica Cassiopea Roma. Con il maestro Jurij Alschitz intraprende il percorso di pedagogia teatrale. Ha lavorato in teatro con Emma Dante, Lindsay Kemp, Compagnia Noma Physical Theatre e per il cinema e la tv con “ Le Iene”, Pupi Avati, Vanzina. Serena Di Gregorio studia a Milano nella scuola internazionale di Kuniaki Ida, alla Paolo Grassi nel corso di Teatrodanza e conclude i suoi studi alla Nico Pepe di Udine. Lavora con Emma Dante ed Enti quali CSS Teatro Stabile del FVG e Teatro Nazionale di Genova. Ha prodotto come regista lo spettacolo “Midia”, con la compagnia milanese Giovio 15, e come autrice e regista “Cinque Agosto” finalista del Premio Scenario e vincitore Premio Abito in Scena- Festival Teatrale di Potenza. Come duo Scarcia/Di Gregorio hanno dato vita insieme a “Pillole” – Primo studio, Finalista del Premio Dante Cappelletti 2019.
Le due autrici e attrici hanno svolto una restituzione finale al Florian Espace il 13 dicembre.

 

Lo spettacolo intorno alle canzoni | di Miriam Ricordi – Musica

Il progetto firmato Miriam Ricordi, condiviso con il suo gruppo di collaboratori storici quali Matteo Teodoro, Valerio Campione e Luca Ricordi ma non solo, si prefigge di creare un vero e proprio spettacolo dal vivo partendo dalla musica e dalle parole, che non saranno solo cantate ma anche parlate, dando vita a una drammaturgia delle parole con la musica e della musica con le parole. Il progetto è nella sua fase iniziale ed prenderà vita proprio in teatro, al Florian Espace di Pescara, spazio ottimale per una sperimentazione di questo tipo che non potrebbe certo nascere nei piccoli spazi delle sale prove o degli studi di registrazione dove sono soliti incontrarsi e lavorare i musicisti contemporanei. Avere un buon repertorio è solo il primo passo per la costruzione di uno spettacolo musicale. Le stesse canzoni ordinate in una scaletta diversa potrebbero dar vita a uno spettacolo totalmente diverso. Le luci, i tempi, gli interventi parlati e suonati tra una canzone e l’altra, il riarrangiamento in chiave acustica di alcune canzoni o la ricerca di qualche brano noto al grande pubblico ripreso con una propria chiave di lettura, fanno si che uno spettacolo vero e proprio prenda vita. “Oltre il concerto” dunque, in un connubio tra la musica e il teatro inteso nelle sua accezione più vasta di non solo parola ma anche arte visiva per uno spettacolo dal vivo che si muove tra i linguaggi della musica, della recitazione, del light design e delle immagini create in scena e/o proiettate.
Miriam Ricordi, instancabile viaggiatrice fin dall’adolescenza, ha portato i suoi brani in Italia e in Europa, esibendosi al Metropolia Musiikki di Helsinki e al Parlamento di Berlino. Cantautrice rock e chitarrista “ironica e consapevole, performativamente
dirompente” (Roberta Giallo), si esibisce a fianco di artisti come Eugenio Finardi, Modena City Ramblers, Marina Rei, Coez e Le luci della centrale elettrica. Il suo secondo disco, Cibo e Sesso, è uscito il 7 gennaio 2022 per Rodaus di Andrea Rodini, riscuotendo notevoli apprezzamenti dagli addetti ai lavori che lo hanno definito “originale ed affasciante” (Rockit), “un ottimo lavoro rock, con potenzialità mainstream non indifferenti” (M. Monina). Finalista della 19° edizione de “L’Artista che non c’era” (2022) sempre nel 2022 dà vita, allo spettacolo “Te la sei cercata! – an artivisti show” primo esperimento tra musica e parole con Benedetta La Penna, Matteo Teodoro al basso, Valerio Campione alla batteria e Luca Ricordi al Sax e tastiere.
La residenza si è svolta a Pescara nel periodo agosto-settembre e la restituzione di questa prima tappa del progetto si è svolta al Florian Espace il 12 settembre, per un pubblico di addetti ai lavori.

 

Ed egli si nascose – Compagnia Fantacadabra | di e con Santo Cicco e Laura Tiberi – Teatro

Il titolo Ignazio Silone lo trae dal Vangelo di Giovanni ed è riferito a Gesù, il quale, dopo aver annunciato la glorificazione attraverso la morte, si nascose. Egli si nasconde, quindi, negli uomini di oggi, in ognuno dei personaggi del dramma, e soprattutto in chi soffre, in chi è perseguitato, in chi reca in sé il segno della contraddizione. È attraverso la condivisione del dolore e l’esperienza comune dell’ingiustizia che più persone si vincolano con amore fraterno per diventare una “comunità”. Protagonisti del lavoro saranno l’enigmatico Luigi Murica e la fidanzata Annina, anima buona, sensibile. Intorno alla loro vicenda ruota l’intero dramma. Dopo aver lasciato gli studi, Luigi ha imparato l’arte tipografica per darsi alla stampa clandestina, eppure continua a trovare pretesti per non stampare il giornale.  Oppresso dal rimorso, confessa il suo tormento alla fidanzata: arrestato, torturato ed ingannato, ha ceduto alle lusinghe della polizia, tradendo gli ideali e diventando un informatore dei servizi segreti. Poi, disperato, abbandona il gruppo e si dilegua. Tormentato dai rimorsi e ravveduto confessa il proprio tradimento.
Nell’angoscia di una situazione che appare disperata rimanevano soltanto due possibilità d’uscita: il suicidio o la fede in Dio. Dal sacrificio di Murica nasce, paradossalmente, una fiducia nuova. «La persona che finalmente arriva alla coscienza della propria umanità». Il lavoro, che è alle fasi iniziali, si basa su una tipologia di teatro di narrazione arricchito da suggestioni musicali e di ambiente sonoro, capace di ricreare un’atmosfera temporale riferita al periodo ma al tempo stesso capace di proiettare il testo in un atemporale presente. I due attori narratori daranno vita a tutti i fondamentali personaggi con una modalità di racconto in grado di parlare anche ai ragazzi, e di coinvolgere un pubblico non particolarmente abituato al teatro.
Santo Cicco si forma come attore alla facoltà di Lettere con indirizzo discipline dello Spettacolo di Roma dove incontra, Dario Fo, Franca Rame e Peter Brook. Laura Tiberi, laureata in Lingue per la Cooperazione Internazionale, si avvicina successivamente all’ attività teatrale. Entrambi lavorano principalmente nel settore teatro ragazzi e adolescenti, sia come attori che formatori. Questo è il primo progetto firmato dal duo, che parte proprio dalla sensibilità verso la cultura del territorio con la volontà di parlare a tutti, dagli adolescenti agli anziani e che si basa sulla straordinaria scrittura di Ignazio Silone.
La residenza si è tenuta a Pescara e a Città Sant’Angelo nei mesi di novembre e dicembre.

 

 

 

 

 

 

 

Indirizzo
Via Valle Roveto 39, 65100 Pescara, Italia

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