Dallo spopolamento dei territori alle contraddizioni del tecno-capitalismo, fino al rapporto tra corpo, malattia e scrittura: sono questi i temi al centro dei tre progetti selezionati per il Bando C.Re.A. 2026 – Sezione In-edite. Le proposte di Compagnia N/A, Divanoproject e Noemi Francesca affrontano questioni del presente attraverso percorsi di ricerca che intrecciano documentazione, narrazione e sperimentazione scenica.
Torremezzo di Falconara Albanese, località che per molti sembra scomparire dalle mappe durante i mesi invernali, è il punto di partenza di Expat: teorema sull’amore. Il progetto si interroga sul legame con la propria terra e sul costo dell’abbandono, mettendo in relazione lo spopolamento dei territori, le migrazioni e la progressiva perdita della capacità di costruire appartenenza.
La ricerca dialoga con il pensiero dell’antropologo calabrese Vito Teti e con il concetto di restanza, intesa come scelta attiva di restare in un luogo da proteggere e rigenerare. La storia del territorio si intreccia con quella personale e sentimentale della protagonista, Ilaria, attraverso una struttura che combina teatro d’inchiesta e drammaturgia post-drammatica.
Interviste agli abitanti, immagini d’archivio e filmati originali degli anni Settanta e Ottanta confluiscono nella costruzione scenica, ancora in fase generativa. La residenza prevede un lavoro sui materiali documentari, sulla drammaturgia e sui dispositivi tecnici, fino alla restituzione pubblica di un estratto in forma di studio aperto con dibattito.
La notizia della morte di Elon Musk nel bagno di un locale tex-mex di Cinisello Balsamo è il punto di partenza di Memento Mori, mockumentary teatrale che indaga il modo in cui il presente trasforma ogni trauma in contenuto. Dalla premessa paradossale si sviluppa un percorso attraverso le cinque fasi del lutto, ciascuna associata a una diversa deformazione del discorso pubblico.
La negazione prende la forma del complottismo; la rabbia alimenta la ricerca mediatica di un colpevole; la contrattazione si trasforma in un congresso sul nuovo umanesimo tecnologico; la depressione assume il punto di vista dello Shiba Inu di Musk; l’accettazione restituisce infine l’immagine di un uomo fragile e mortale.
Il progetto affronta le relazioni tra politica, storytelling, culto della personalità e intrattenimento, interrogandosi sulla possibilità di immaginare un cambiamento al di fuori delle logiche che assorbono e trasformano ogni gesto in spettacolo. Il dispositivo scenico intreccia documento e propaganda attraverso un narratore-regista, attori che assumono ruoli diversi, video, oggetti, green screen e materiali finto-documentari.
Il lavoro è attualmente in una fase intermedia, con uno studio di circa venti minuti, dopo la finale di TheatricalMass 2025 e la Menzione Speciale a Scintille 2025. La residenza sarà dedicata allo sviluppo di nuove sequenze, alla costruzione di immagini dal vivo, agli slittamenti di ruolo e al montaggio, con l’obiettivo di arrivare a una forma completa dello spettacolo.
Il progetto di Noemi Francesca prende le mosse da All’amico che non mi ha salvato la vita di Hervé Guibert, scrittore, fotografo e giornalista francese che ha attraversato il confine tra autobiografia, documento e finzione. Nel romanzo, la scoperta della sieropositività apre una scrittura frammentata in cui l’AIDS diventa una condizione del tempo e una trasformazione della percezione del corpo.
La ricerca si concentra su ciò che accade alla parola quando il corpo non può più sostenerla nella sua continuità e su un teatro che smette di rappresentare per diventare esposizione del proprio accadere. Il testo di Guibert non è assunto come materiale da adattare, ma come una condizione da attraversare attraverso la scrittura scenica.
In questo percorso, il teatro di figura costituisce uno strumento di ricerca: al corpo che si consuma e perde continuità si contrappone la figura che continua a essere animata, sostenuta e accompagnata da un altro corpo. Frammenti testuali, appunti, immagini, tracce vocali e materiali scenici compongono un archivio vivo, aperto alla trasformazione.
Il progetto indaga così la persistenza della forma, la fragilità e la possibilità della scrittura di continuare a produrre tracce anche quando il corpo che la genera si ritrae. La scena si configura come uno spazio in cui scrittura e figura restano esposte, in una tensione costante tra presenza e scomparsa.