Il progetto nasce da un archivio audiovisivo familiare di Domenico Monea che documenta la vita quotidiana di un paese calabrese, attraverso tre generazioni. La musica e la voce dal vivo si fondono con il montaggio che dà vita ad un diario poetico, immaginario in cui l’esperienza individuale si apre a una dimensione collettiva. Un viaggio tra reale e immaginario, passato e presente, che attraversa paesaggi, rituali e memorie. Un mosaico di frammenti visivi e sonori che si intrecciano a formare un diario immaginario, in cui l’esperienza individuale si apre a una dimensione collettiva. L’opera si configura come una poesia visiva e sonora, un flusso di coscienza cinematografico che indaga la natura della memoria e della percezione. La musica dal vivo e la voce si fondono con un montaggio non lineare, che ricalca il funzionamento stesso del ricordare: discontinuo, stratificato, frammentario.


