Una nuova residenza artistica al Teatro Comunale di Nardò con Riccardo Lanzarone e Antonella Albanese, un lavoro di ricerca intorno alla perdita e all’assenza, ispirato al saggio “La luce delle stelle morte” di Massimo Recalcati.
Domenica 13 settembre è iniziata al Teatro Comunale di Nardò la terza residenza artistica della stagione: Diario di una perdita, con la regia e drammaturgia di Riccardo Lanzarone e il movimento scenico di Antonella Albanese.
Un lavoro di ricerca intorno alla perdita e all’assenza, ispirato al saggio La luce delle stelle morte di Massimo Recalcati. Una ricerca ancora in divenire, che in questa prima settimana ha scelto di aprirsi anche allo sguardo di un piccolo pubblico di affezionati, addetti ai lavori e non, invitato a incontrare i primi quindici minuti di quello che sarà lo spettacolo. Quindici minuti soltanto, ma già capaci di lasciare una traccia.
«Un silenzio sconvolgente», ha detto qualcuno al termine della visione. E forse proprio in quel silenzio c’era molto di ciò che Diario di una perdita sta cercando.
La scena si riempie del gesto, del respiro, della concentrazione del dolore. Non c’è bisogno di raccontarlo attraverso le parole: il corpo diventa il luogo in cui la perdita continua ad accadere, in cui l’assenza prende forma e ciò che non c’è più continua, in qualche modo, a esserci. Un uomo e una donna si muovono sul confine tra incomunicabilità e assenza. I loro corpi si avvicinano e si allontanano, cadono, si sospendono, si cercano. Una sincronia di movimenti costruisce connessioni, rimandi, abitudini, tentativi di vicinanza. Perché quando qualcuno se ne va, non scompare semplicemente: rimane nelle forme che ha lasciato negli altri, nei gesti ripetuti, negli spazi, negli oggetti, nella memoria del corpo.
La residenza proseguirà al Teatro Comunale di Nardò fino al 30 settembre, accompagnando gli artisti nel percorso di ricerca e costruzione dello spettacolo che, una volta compiuto, entrerà nella programmazione di Quarta Parete 2026/2027. Per ora resta questa prima traccia: un palco abitato dal silenzio, due corpi che continuano a cercarsi e una domanda che attraversa la ricerca: come si può restare fedeli a ciò che abbiamo perduto senza smettere di vivere?