Dal 26 maggio al 5 giugno, Anita Pomario sarà in residenza a L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino per la seconda tappa del progetto ERetici. Le strade dei teatri, bando per giovani artisti under 28 del panorama nazionale promosso dal Centro di Residenza Emilia-Romagna, composto da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino e La Corte Ospitale di Rubiera, con il contributo di Mic – Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Mondaino e Comune di Rubiera.
Lavorando alla ricerca e alla composizione della sua nuova creazione Notturno264, l’artista vincitrice della sesta edizione del bando giunge al secondo di cinque periodi di residenza creativa che si svolgono alternativamente negli spazi dell’Arboreto e de La Corte Ospitale. Durante questi mesi, il processo creativo si avvarrà di tempi e spazi dilatati particolarmente adatti allo sviluppo delle idee, del prezioso supporto dei tutor critici e artistici e delle incursioni dei Custodi delle Residenze, un gruppo di dodici giovani spettatori scelti per accompagnare, con il loro sguardo e la loro partecipazione attiva, l’evoluzione del lavoro.
In questa seconda fase, l’artista in residenza potrà condividere riflessioni con Enrico Pitozzi che prenderà il testimone lasciatogli da Gerardo Guccini, tutor che ha accompagnato Anita nella sua prima residenza a Rubiera, e appoggerà il suo sguardo sul progetto creativo oggetto di ricerca e approfondimento.
In Notturno2024, Anita Pomario sta lavorando alla creazione di un’esperienza multidisciplinare che combina teatro fisico, scultura e nuova drammaturgia per esplorare i complessi mondi della memoria, del dolore e del subconscio. La storia segue Gasparina, una donna che lotta con insonnia e sogni angoscianti. Un trauma infantile la porta a rivivere la morte del padre e gli undici giorni in cui, da bambina, scelse di non dormire, tra allucinazioni e deliri. L’idea dell’artista è che la scena sia abitata da sculture realizzate da lei stessa con materiali di riciclo, che diventino frammenti di un passato e di un inconscio tanto personali quanto profondamente umani e quindi facciano da ponte tra l’individuale e il collettivo, il passato e il presente. Nella speranza di perdonarsi, di accettarsi, di celebrarsi sempre.