
In residenza presso Teatro Comunale di Melendugno dal 26 novembre al 1° dicembre 2025
L’idea nasce dal desiderio di riflettere sul tempo che scorre e su come esso trasformi le persone, i luoghi e le relazioni.
Viviamo in un mondo che corre, che consuma, che dimentica. Spesso siamo cosi presi dall’andare avanti da non accorgerci di ciò che stiamo perdendo lungo la strada: un’amicizia, un sogno, un modo di guardare il cielo.
Tutto è cominciato un giorno in cui ho rivisto il giardino della casa dei miei nonni. Era diventato irriconoscibile: le aiuole invase dalle erbacce, l’altalena arrugginita, i colori sbiaditi. Eppure, in quell’apparente abbandono, il tempo aveva continuato a lavorare, silenziosamente.
Mi sono chiesto: cosa resta del tempo che passa? Dove vanno a finire i giorni che abbiamo vissuto?
La risposta è arrivata leggendo un racconto illustrato dal titolo Il giardino dimenticato di Kate Morton.
Il protagonista scopre una verità sconvolgente sul passato della zia alla ricerca delle proprie origini. Tra le scogliere della Cornovaglia trova una villa dimenticata e un giardino avvolto da un’antica magia. Inizierà a raccogliere il filo di una storia che lega tre epoche e un segreto nascosto per decenni. Una storia che intreccia passato e presente in un viaggio emozionante tra i segreti di una famiglia affresco di legami e speranze.
Da qui è nata l’idea di costruire uno spettacolo in cui il passato non smette di sussurrare e ogni fiaba nasconde una verità. Basta chiudere gli occhi e ascoltare il silenzio del giardino e dei suoi segreti. La verità aspetta tra i fiori.
Un racconto che intreccia memoria e immaginazione, realtà e poesia, e che invita a riscoprire il valore del “prendersi cura” — delle persone, dei luoghi, dei ricordi.
Trama
Un giovane uomo torna dopo molti anni nel giardino dove è cresciuta la zia. Lo trova abbandonato, ma decide di rimanere e ripulirlo, un po’ alla volta. Mentre lavora, ogni oggetto e ogni pianta le restituiscono frammenti di ricordi: la voce della nonna che raccontava fiabe, il profumo dei limoni, il rumore della pioggia d’estate. In quel luogo sospeso, il protagonista incontra il mondo della natura e un personaggio misterioso che ha deciso di far diventare quel giardino casa sua.
Attraverso il dialogo con lui, l’uomo comprende che nulla si perde davvero: tutto ciò che abbiamo amato rimane custodito nel tempo, trasformato ma vivo. Lo spettacolo si conclude con il giardino nuovamente fiorito, simbolo di una memoria che si rigenera e continua a dare frutti.
Finalità
Lo spettacolo invita lo spettatore a: riconciliarsi con il tempo e le sue trasformazioni; comprendere che la memoria è un atto collettivo, fatto di gesti quotidiani e cura reciproca; riscoprire la bellezza del “fare lentamente”, del “tornare a guardare”; riflettere su ciò che si lascia al mondo: non solo oggetti, ma segni di attenzione, amore, responsabilità.
Un messaggio di speranza: anche quando il tempo canğella, la bellezza resta.
Di e con
Alberto Cacopardi
Alberto Cacopardi
Insegnante di Teatroterapia, Attore-danzatore, performer, giocoliere, coreografo, formatore teatrale, teatroterapeuta.
Cofondatore assieme ad Evarossella Biolo della compagnia Manonuda Teatro. Fondatore del metodo artistico e teatroterapeutico Tessuto Corporeo e dell’omonima compagnia teatrale. Diplomato presso la Scuola Internazionale di Creazione Teatrale “Kiklos” diretta da Giovanni Fusetti, studia con Atsushi Takenouchi danza contemporanea Butoh e con la coreografa Michela lucenti il Tetarodanza.