Obitus è una sfida. La sfida di Vittoria, la protagonista, che si rivela all’improvviso nello spazio scenico. Vittoria è bella, ha un volto antico. Cerca qualcosa, sospesa in un tempo che a tratti sembra un conto alla rovescia, a tratti si dilata, fino a dissolversi. Dove sono finiti tutti? Nel suo disperato vagare, Vittoria racconta. Lo fa offrendo allo sguardo frammenti di sé, del proprio corpo, del proprio passato, della sua vita più intima, in cui nulla è come sembra. Perché, come lei stessa afferma, «delle vite degli altri non si sa niente, o soltanto quello che vogliamo credere.»
Fino alla rivelazione finale, quando i frammenti sembrano ricomporsi, per poi infrangersi ancora una volta, seguendo il ritmo doloroso del suo cammino.
La definizione di femminicidio rischia di appiattire ogni morte entro una contabilità, trasformandola in una statistica. Obitus, invece, indaga l’unicità irripetibile di ogni storia di donna uccisa dalla violenza umana, attraverso il racconto di Vittoria: bella, realizzata, innamorata, eppure ugualmente vittima.
A parlare è il corpo di Vittoria, letteralmente. Le sue ossa, i lineamenti, le fibre, il sangue: ogni parte custodisce la memoria del tempo vissuto, il ricordo di ciò che è stata, la dannazione del non essere più, il rischio di diventare soltanto un numero identificativo in un obitorio.
Obitus restituisce un nome, una voce e una storia a ciò che troppo spesso viene ridotto a un dato. È un viaggio nella memoria, nell’identità e nella violenza, che invita lo spettatore a guardare oltre la cronaca, per riconoscere l’umanità irripetibile di ogni esistenza spezzata.
Uno spettacolo di Tiziana Bianca Calabrò e Eleonora Scrivo
Liberamente tratto da La cura provvisoria dei tratti fragili
con Renata Falcone
musiche originali Antonio Aprile
regia Basilio Musolino
in residenza presso
Auditorium comunale di Polistena
Dracma Teatro